«Alla scuola di san Giacomo il Mediterraneo casa di tutti»

Si dice convinto che «ispirati dal Vangelo dobbiamo lavorare affinché il Mediterraneo sia un mare di vita e integrazione e non di esclusione e morte». E un ruolo di primo piano viene giocato dall’Europa che però è in «crisi d’identità». Allora per ritrovare se stesso il continente è chiamato ad «assumere come bussola l’avvenimento cristiano che ci aiuterà ad affrontare le sfide che la storia ci pone davanti ». Poi cita la città della Spagna di cui è pastore: Santiago di Compostela. «Anticamente chiamata la Gerusalemme d’Occidente, rimane un riferimento per ravvivare le radici cristiane della nostra Europa e per costruire un futuro in cui non ci si dimentichi l’importanza della fede, la dignità umana e la necessità di seminare speranza, come aveva già indicato san Giovanni Paolo II». L’arcivescovo Julián Barrio Barrio cammina per le strade del centro storico di Pistoia, la “Santiago d’Italia”. Ospite della diocesi toscana che, insieme con quella della Galizia, sta vivendo l’Anno Santo di san Giacomo. Due comunità unite nel nome dell’Apostolo che in Spagna è chiamato Santiago e a Pistoia Jacopo. Il presule parteciperà oggi pomeriggio all’incontro che abbraccerà tre sponde del Mediterraneo: quella iberica rappresentata appunto da Barrio; quella italiana che “parlerà” attraverso il presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti; e quella del Medio Oriente che verrà raccontata dal patriarca latino di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa. E proprio l’urgenza di camminare insieme intorno al grande mare sarà al centro del dibattito animato dal direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, e introdotto dal vescovo di Pistoia, Fausto Tardelli. La tavola rotonda è il cuore del festival teologico “I linguaggi del divino” organizzato dalla diocesi. Un’iniziativa che quest’anno entra nel calendario del Giubileo. A fare da sfondo il prossimo incontro dei vescovi del Mediterraneo in programma fra febbraio e marzo del prossimo anno a Firen- ze, che avrà come tema la cittadinanza declinata alla luce della fraternità. «Le Chiese del bacino sono chiamate a promuovere una sorta di intesa tra i popoli che abitano sulle varie rive. Un patto che guardi al profondo rispetto dei diritti umani e alla realizzazione di condizioni che favoriscano il progresso e quindi la pace – afferma l’arcivescovo di Santiago di Compostela –. Ma tutto ciò non può avvenire in società che dimenticano il trascendente; altrimenti si agirà contro l’uomo».

Eccellenza, il Covid ha aumentato le distanze fra le sponde del Mediterraneo?

Purtroppo sembra di sì. Ai problemi vissuti intorno al nostro mare, come i conflitti o i flussi di profughi in fuga dalle zone di guerra, si è aggiunta la pandemia. E abbiamo visto come le disuguaglianze siano cresciute quando si è trattato di far fronte al coronavirus, di prendersi cura dei malati e di rispondere all’emergenza sociale ed economica. Anche i vaccini non hanno raggiunto tutti allo stesso modo. Ed è doloroso sapere che molte dosi stanno scadendo qui tra noi quando tante persone in Africa ne hanno bisogno. Il Mediterraneo non può diventare un confine che divide due mondi antagonisti, né un grande cimitero che inghiotte chi cerca un futuro migliore.

L’Italia e la Spagna hanno una comune vocazione di fronte a quanto accade nell’area?

Papa Francesco ci ha indicato la via da seguire nell’affrontare la crisi del Mediterraneo: cercare sempre il volto umano in ogni tragedia e lavorare per il bene comune. Lo riassume in un motto semplice e profondo allo stesso tempo: “accogliere, proteggere, promuovere e integrare”. Italia e Spagna devono essere approdi sicuri per quanti solcano le acque di questo mare. E lo devono fare partendo dal riconoscimento della propria identità cristiana. Certo, come insegna la parabola evangelica del Buon Samaritano, l’amore concreto verso il fratello bisognoso va al di là delle culture, delle etnie, del legalismo.

In questo Anno Santo compostelano lei ha definito Santiago «una casa per tutti». Come può l’Europa essere una terra aperta a chiunque?

L’Europa deve ritrovare il senso di ospitalità e di gratuità. Ciò che chiamiamo Occidente è frutto di apporti arrivati da tradizioni e popoli diversi che hanno reso grande il continente. Le differenze ci completano. Un esempio è proprio il Cammino di Santiago. Credo che solo cominciando dal rispetto dell’identità cristiana si possa dare una risposta in chiave di amore e di integrazione alle migliaia di migranti che bussano alle nostre porte. Valorizzandoli come persone, come creature di Dio, e vivendo la fraternità, eviteremo anche di sfruttarli a fini utilitaristici nelle attività economiche. La cultura dello scarto o del rifiuto deve trovare un antidoto nell’humus cristiano che vede nell’altro un fratello e non una minaccia.

Dopo Bari nel 2020, i vescovi del Mediterraneo torneranno a riunirsi. Quale contributo può arrivare dalla comunità cristiana alla riconciliazione tra i popoli?

Il bacino evoca più realtà. Lungo le sue acque hanno navigato i poemi di Omero, i versi di Virgilio, la teologia fatta poesia di Dante… Ma allo stesso tempo il Mediterraneo è stato teatro di lotte e scontri. L’incontro di Bari va considerato una splendida iniziativa che ha permesso un confronto su questioni cruciali. Già il fatto di aver ricordare Giorgio La Pira è stato una dichiarazione di intenti su come l’azione politica debba essere impregnata di una dimensione etica.

Come si vive l’Anno compostelano e il Cammino di Santiago al tempo del Covid?

Con serenità e fiducia nella Provvidenza. Dopo l’allentamento delle restrizioni, sono arrivati i pellegrini: ad esempio abbiamo già consegnato la

Compostela (l’attestato che conclude il Cammino, ndr) a oltre 130mila viandanti. Il Giubileo è l’anno del grande perdono, un’occasione per sperimentare la conversione, incontrandosi con se stessi, con gli altri e con Dio. Questo è il significato del pellegrinaggio giacobeo. Il Covid ha generato tanta sofferenza e incertezza. E alcuni pellegrini mi hanno confidato di aver portato sulla tomba dell’Apostolo il dolore legato alla morte dei parenti o alla malattia. Del resto il Cammino di Santiago è fin dalle origini una via di ricerca e di incontro, di fraternità e di amicizia dove si sente il bisogno di essere aiutati e di aiutare gli altri. Dante, che riteneva il pellegrinaggio a Santiago uno dei più belli che un cristiano possa compiere, esortava a indossare i sandali della speranza. Nella lettera pastorale per l’Anno Santo compostelano, Esci dalla tua terra. L’apostolo Santiago ti aspetta, ho voluto evidenziare l’invito che Dio fa sempre a ognuno di noi perché ci lasciamo sorprendere dal Signore.

E Santiago di Compostela ha un legame speciale con Pistoia.

Un rapporto che travalica i secoli. È la prova di quella ricchezza che la fede ha creato nel tempo in tutte le terre d’Europa. Due città unite nel culto giacobeo mostrano come la forza dell’annuncio dell’Apostolo sia riuscito a toccare paesi e genti differenti. Inoltre si tratta di due comunità che testimoniano l’accoglienza verso quanti si mettono in cammino.

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A colloquio con monsignor Barrio che oggi sarà a Pistoia, la città unita con il capoluogo della Galizia sui passi dell’Apostolo «Le nostre due comunità in festa per l’Anno Santo giacobeo, occasione di conversione» «Il Covid ha aumentato le diseguaglianze lungo le sponde. Il nostro grande mare non può diventare un confine che divide due mondi, né un cimitero». L’Europa? «In crisi d’identità. Ritrovi le sue radici cristiane» «Il Giubileo compostelano è un richiamo all’accoglienza.

Sulla tomba del santo i pellegrini portano anche i dolori legati alla pandemia»

I pellegrini lungo il Cammino di Santiago durante l’Anno Santo compostelano /

@CaminoXacobeo

Julián Barrio Barrio

Pubblicato da MOVIMENTO Sacerdoti Sposati

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