SPIRITUALITÀ / La Bibbia, un grande codice di racconti

PIERFRANCESCO STAGI

Si può raccontare Dio? A questa domanda si può rispondere che la Bibbia è composta per più del 60% di racconti, come ci dicono gli esegeti contemporanei. E che cosa è un racconto se non il ripercorrere con la memoria le esperienze fatte nel tempo, con la speranza che quelle stesse esperienze possano essere fatte da altri come le abbiamo fatte noi o accendere in essi il desiderio delle stesse esperienze. La Bibbia è proprio il racconto di un’esperienza, un’esperienza di incontro, che è incontro con l’Altro, che diverge radicalmente dall’uomo ma la cui vita è stretta con un Patto a quella dell’uomo, e incontro con gli altri, con coloro la cui storia si intreccia costantemente con la nostra. Un Dio da raccontare è composto da tre lezioni magistrali, di alcuni significativi interpreti contemporanei della Bibbia, Jean Louis Ska, Flavio Dalla Vecchia, Ermenegildo Manicardi, raccolte in Un Dio da raccontare (Edizioni San Lorenzo, pagine 140, euro 14,50). Per raccontare un’esperienza c’è, quindi, bisogno di un approccio narratologico che, come insegna Ricoeur, sappia allontanarsi contemporaneamente sia dalla razionalizzazione di un racconto, che finirebbe per impoverirlo e imbalsamarlo, sia dal perdersi in ciò che è raccontato, considerandolo un semplice racconto, edificante certo, ma che non è reale. La Bibbia, invece, è intessuta di racconti, che non pretendono di essere semplici racconti, ma avanzano una pretesa di verità. Avere un approccio narratologico alla Bibbia significa, come insegnano gli autori del volume, mantenersi all’altezza del racconto senza razionalizzarlo, ma anche senza perdersi nei racconti, considerandoli frammenti separati di epoche molto diverse tra loro, espressivi in tutto e per tutto della loro epoca. Narrando le esperienze che fanno gli uomini e le donne della Bibbia si incontra a ogni passo, un Altro, di cui si fa racconto e che si fa storia, ma che tuttavia questa storia la trascende.

“Dal pozzo al trono” è il titolo del primo saggio, affidato al gesuita J.L. Ska, che narra la vicenda di Giuseppe, figlio di Giacobbe (Gen 37-50). Una complessa e intricata storia in cui Giuseppe, invidiato da fratelli, è venduto schiavo a un ricco egiziano. Viene in imprigionato, ma durante la sua prigionia mostra doti di visionario. Apprezzato dal faraone per queste sue qualità giunge ad avere un posto di comando e salva l’Egitto da una tremenda carestia. Infine, Giuseppe ha la possibilità di riconciliarsi anche con i suoi familiari. Nell’intreccio complicato delle storie di Giuseppe si mostra lo stile di Dio che opera per speculum et in aenigmate, che sembra nascondersi dietro alle sue storie, perdersi in esse, per poi riemergere come il senso della storia. Nel secondo saggio “La testa nella bisaccia” di F. della Vecchia si affronta la vicenda di Giuditta che uccide Oloferne per compiere l’opera di Dio. È la storia di un Dio che si serve di una giovane vedova e della sua fragilità per realizzare un’opera che sembrava sovrastare da ogni alto le sue forze.

Mirabilia Dei. E. Manicardi (Racconti sulla risurrezione di Gesù: diversità e conflitti), infine, esplora la complessità dei racconti evangelici. La risurrezione di Gesù è fatta oggetto di una quantità di racconti che si accavallano e si differenziano tra di loro, iniziando dal racconto più antico che è quello di san Paolo (intorno all’anno 50) per proseguire con i racconti evangelici (Marco nell’anno 68 e Matteo verso la metà degli anni 80), che mostrano tra loro un diverso atteggiamento verso la risurrezione e narrano circostanze non sempre coincidenti. Una tale molteplicità di racconti differenti significa che non possiamo attribuire loro attendibilità storica, che in fondo non sono altro che “racconti” di un evento più pensato e sperato che vissuto? La molteplicità di racconti testimonia di un evento, tanto significativo che ogni evangelista vuole darne la sua versione, attribuirgli una ritmica propria e personale, che è il risultato non soltanto di una cronaca dei fatti, ma è il resoconto di un incontro.

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