Covid-19 Tredici ceppi italiani del coronavirus e tanti piccoli cluster

Sono tredici i ceppi virali che hanno infettato l’Italia nell’inverno scorso e con i quali dovrà fare i conti la campagna di vaccinazione che partirà tra qualche giorno. Questi “lignaggi” provenivano tutti dall’estero. La seconda ondata pandemica, invece, ce la siamo costruita in casa. Siamo stati incauti come cittadini e le istituzioni non hanno tracciato i focolai come si doveva.

Anche la terza potrebbe dimostrare, dolorosamente per noi, che le politiche di distanziamento sociale possono avere una efficacia limitata, se non fermiamo i piccoli cluster locali, dalle dimensioni poco più che famigliari, che tengono in vita la pandemia, e se non riorganizziamo la mobilità che la diffonde. Sono alcune delle novità che emergono dallo studio internazionale appena diffuso dall’Università Campus Biomedico di Roma.

La ricerca è firmata da Massimo Ciccozzi e Marta Giovanetti (Unicampus di Roma), Marco Salemi (Università della Florida), Davide Zella (Human Institute of Virology di Baltimora) e da una lunga serie di ricercatori di tutto il mondo, tra cui Luiz Carlos Junior Alcantara, dell’Instituto Oswaldo Cruz di Rio de Janeiro, Eleonora Cella dell’Universita della Florida, Tulio de Oliveira dell’Università del KwaZulu-Natal di Durban, Cameron Browne della Università di Lafayette (Usa) e Jose Lourenco, dell’Università di Oxford.

Lo studio dimostra che la strategia in tre fasi del governo «ha ridotto notevolmente il numero di infezioni e di ricoveri ospedalieri durante l’estate, eppure esistono prove del mantenimento della diffusione virale tra pochi, piccoli cluster che agiscono come “serbatoi nascosti”».

Si tratta di piccoli gruppi di individui in grado di far saltare il concetto di RT: se la media della trasmissione virale è due, un superdiffusore può in realtà infettare tutta la popolazione dell’ambiente ristretto con cui è in contatto, che sia una famiglia, una Rsa, un ospedale o i commensali di una cena… Si formano così i piccoli cluster, che diventano vere e proprie bombe a orologeria. Se ne stanno silenti ma sono pronte a esplodere al minimo allentamento del lockdown.

Avvenire

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