Fare bei sogni

Il racconto del male è indispensabile. Però è anche pericoloso. Alla lunga rende cinici e disperati, perché ci trasmette la convinzione che il mondo sia un orrore immutabile. Per questo preferisco affiancargli il racconto del bene. Attraverso le storie delle persone che hanno affrontato il male con coraggio e lo hanno sconfitto perché non hanno mai smesso di credere che il mondo fosse trasformabile dai sogni. Solo chi fa bei sogni attinge all’energia dell’universo, quella dell’amore. Ma noi di bei sogni non ne facciamo più.

Non coniughiamo più i verbi al futuro. E se sparisce il futuro il primo a morire è il presente. Fateci caso, gli unici che coniugano ancora i verbi al futuro sono gli innamorati. Li avete mai ascoltati? Vi siete mai ascoltati quando gli innamorati siete voi? Gli innamorati fanno progetti di continuo perché sono in contatto con l’energia dell’amore. Quando sei in preda a una passione, a qualsiasi passione, sei posseduto da quell’energia lì.

Così ho rassicurato il mio amico cleptomane che non doveva sentirsi in colpa per avermi rubato gli sci, ma solo responsabile di un’azione sbagliata che aveva ampiamente bilanciato con la generosità della sua amicizia. Così ho risposto al giovane albergatore che la sofferenza gli aveva rivelato la potenza dell‘amore.

E che la ragazza che lo aveva aspettato e perdonato non era una donna debole, ma al contrario talmente forte da non essersi fatta demolire i propri sogni dalle indecisioni dell’uomo che amava. Lei sapeva che «se un sogno è il tuo sogno, quello per cui sei venuto al mondo, puoi passare la vita a nasconderlo dietro una nuvola di scetticismo, ma non riuscirai mai a liberartene.

Continuerà a mandarti segnali disperati come la noia e l‘assenza di entusiasmo, confidando nella tua ribellione». Questo non lo ha detto Jung. L’ho scritto io. E molto prima e meglio di me William Shakespeare. È la notte di mezza estate. Fate bei sogni!

Massimo Gramellini, Fai bei sogni, 2014, Milano Longanesi, pp. 220-221

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