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Grecia, il Covid sul Monte Athos. Colpita la (scettica) Chiesa ortodossa

Il Covid piega – a forza di contagi – lo scetticismo (a volte al limite del negazionismo) con cui parte della chiesa ortodossa greca ha affrontato il dramma della pandemia. Il bollettino sanitario dei vertici ecclesiastici è pesante: almeno cinque preti di alto rango sono stati colpiti dal virus nell’ultimo mese, uno è morto. Tra loro c’è anche l’Arcivescovo Ieronymos, il capo spirituale, ricoverato per 11 giorni all’ospedale Evangelismos di Atene (“sono spaventato e colpito come tutti”, ha detto quando è stato dimesso quattro giorni fa). I Monasteri di Monte Athos sono chiusi ai pellegrini da inizio novembre dopo la scoperta di un focolaio tra i monaci della penisola calcidica.

L'arcivescovo Ieronymos

© Fornito da La Repubblica L’arcivescovo Ieronymos

Il rapporto del clero ortodosso con le restrizioni imposte dal Covid non è mai stato semplice negli ultimi mesi. L’arcivescovo Ieronymos, a dire il vero, ha tenuto dall’inizio una posizione moderata, chiedendo a tutti i fedeli di “seguire la linea di rigore chiesta dal governo”.  Nella base religiosa però, e non solo, è andata crescendo l’insofferenza. Il Sacro Sinodo ha difeso a lungo l’idea di continuare a fare la Comunione con il rito tradizionale, intingendo l’ostia nel vino e sempre nello stesso calice. Il vescovo di Creta ha attaccato come “schiavismo” l’obbligo di indossare la mascherina e diversi preti hanno condotto riti senza tenerla sul viso. Un prete guarito dal virus ha detto di essersi curato solo con acqua santa. Serafeim, l’arcivescovo dell’isola di Citera, è stato persino arrestato a marzo per aver tenuto una cerimonia religiosa non autorizzata e tre giorni fa ha scritto a Ieronymos accusandolo di “aver consegnato le chiavi della chiesa allo Stato”.

In realtà le cose sono andate in maniera opposta. Il governo di centrodestra di Kyriakos Mitsotakis ha provato fin dall’inizio della pandemia a conservare buoni rapporti con la potentissima gerarchia ecclesiastica ortodossa. Nel primo lockdown, con tutto il paese fermato per legge, ha consentito alla Chiesa di decidere in proprio se e quando continuare le funzioni religiose. Nemmeno un uomo di sinistra come Alexis Tsipras (il primo premier a non giurare sulla Bibbia al suo insediamento) è riuscito ad esempio a cambiare la legge che obbliga lo Stato a pagare lo stipendio ai preti. I battesimi e i matrimoni di quest’estate, dice però la scienza, sono stati tra i maggiori focolai di coronavirus. E così Mitsotakis, di fronte alla gravità della seconda ondata di Covid, ha deciso di impedire dal 7 novembre le messe in presenza. Ricevendo in cambio da Ieronymos – prima del suo ricovero – una durissima lettera in cui si preannunciava come “inaccettabile” l’eventuale lockdown sulle cerimonie del Natale.

masn.com