In Tunisia una donna premier Prima volta nel mondo arabo

Najla Bouden Romdhane è la nuova premier della Repubblica di Tunisia. È la prima donna a ricoprire tale ruolo in tutto il mondo arabo. Il presidente Kais Saied le ha affidato ieri l’incarico di formare un nuovo governo «il prima possibile », ha reso noto lo staff presidenziale. «Il nostro primo obiettivo è quello di combattere la corruzione», ha scritto la neo-premier tramite il suo account ufficiale di Twitter, ponendosi da subito in linea con il programma dettato da Saied fin dal 2019: in esso, il contrasto alla corruzione e, di conseguenza, la bonifica della classe di- rigente – politica e imprenditoriale – che ha guidato il Paese negli ultimi dieci anni occupano il primo posto. Bouden Romdhane ha definito «un onore » l’aver ricevuto l’incarico. «Chiediamo a Dio di avere successo».

La scelta presidenziale giunge a oltre due mesi dalle dimissioni forzate di Hichem Mechichi (primo ministro per appena dieci mesi, ndr) e il congelamento del Parlamento, ed è stata preceduta da un discusso pacchetto di misure eccezionali, pubblicato in Gazzetta Ufficiale la scorsa settimana: in virtù di tali disposizioni, di fatto la Tunisia ha imboccato in modo deciso la strada che conduce verso un regime presidenziale, allontanandosi da quel sistema ibrido previsto invece dalla Costituzione post-rivoluzionaria, quella del 2014. In particolare, uno degli articoli contenuti nei decreti recita: «Il presidente esercita il potere esecutivo con l’aiuto di un consiglio dei ministri presieduto da un capo di governo». E ancora: «Il presidente della Repubblica presiede il Consiglio dei ministri e può dare mandato al capo del governo di sostituirlo».

Dunque, quali margini di manovra avrà effettivamente l’accademica di fama internazionale Bouden Romdhane è il grande interrogativo che tutti si pongono in queste ore a Tunisi. Nel sistema in vigore fino allo scorso 25 luglio, quando la presidenza ha invocato l’articolo 80 della Costituzione per mettere fra parentesi Parlamento, governo e pure magistratura, la maggior parte del potere esecutivo era nelle mani del governo.

Hichem, vicino al partito islamista moderato Ennahda, uscito vincitore dalle urne dell’autunno 2019 anche se sensibilmente ridimensionato, ha finito per pagare anche per i suoi predecessori, incapaci di avviare riforme economiche e sociali efficaci. Travolto da una crisi politica acuita dalla pandemia di Covid-19, l’ex ministro degli Interni è scomparso dalla scena, dopo insistenti voci di corridoio sul probabile coinvolgimento dei servizi segreti egiziani nel “golpe di luglio”. Dopo un mese di “stato di eccezione”, si ricorda che il 24 agosto il presidente Saied ha prorogato «fino a nuovo avviso» il congelamento della Camera dei rappresentanti (il sistema tunisino è mono-camerale). Ad oggi, le prerogative parlamentari sono ancora sospese, così come l’immunità dei deputati. Il 12 settembre scorso Saied ha parlato apertamente di una riforma della Carta del 2014, precisando che «le Costituzioni non sono eterne» e si possono modificare sulla base del concetto di volontà- sovranità popolare. Secondo i detrattori di Kais Saied, la scelta di una donna premier sarebbe una mossa propagandistica astuta con cui rimandare al mittente le accuse di autoritarismo e i sospetti di involuzione restauratrice mossi dagli oppositori, interni e stranieri.

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Kais Saied con la neo-premier Najla Bouden Romdhane al palazzo presidenziale di Cartagine / Ansa