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«La vera sicurezza non è data dalle armi»

LUCIA CAPUZZI

Dalla “sicurezza nazionale” alla “sicurezza integrale”. Il cambio di paradigma era stato già suggerito dalla Pacem in terris di san Giovanni XXIII. Il Covid l’ha reso tragicamente urgente: prenderci cura gli uni degli altri è questione di vita o di morte. Questo principio non vale solo nei rapporti interpersonali. Nel Messaggio per la Giornata mondiale del primo gennaio, papa Francesco definisce la cura come la bussola che deve guidare anche i rapporti tra le nazioni. Una sottolineatura importante, già anticipata in Fratelli tutti.

«Il fatto è che la pandemia ha messo in luce alcune caratteristiche fondamentali della “sicurezza” su cui è necessario analizzare, giudicare ed agire già ora per creare un mondo post- Covid più pacifico», sottolinea Alessio Pecorario, coordinatore della Task force di sicurezza della Commissione vaticana per il Covid-19 e officiale del dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale.

A quali caratteristiche si riferisce?

Il grave momento storico ci insegna che la sicurezza e la pace sono beni comuni: o li si costruisce insieme o non saranno mai garantiti. La cooperazione multilaterale, dunque, è più che mai necessaria, come dimostra lo scambio di conoscenze scientifiche fra gli Stati per controllare il contagio. Ora la questione del vaccino lo simbolizza in modo chiaro: solo rendendolo un bene comune ed universale potremo garantire la sicurezza di tut- ti. In secondo luogo, la pandemia ha mostrato come la sicurezza non nasce dalle capacità militari ma dall’accesso di ogni singolo e nazione a beni comuni quali salute, educazione, prosperità, i quali, a loro volta, dipendono anche dalla cura che assicuriamo al nostro pianeta, in un’ottica di ecologia integrale. Le armi, su cui nell’ultimo decennio gli investimenti non hanno fatto che aumen-tare, non sono riuscite a proteggerci.

A questo proposito, proprio nel Messaggio, papa Francesco ha proposto la creazione di un fondo internazionale anti-povertà, sostenuto con i soldi delle armi. È un’idea realizzabile o una bella utopia?

L’idea era stata lanciata da San Paolo VI. Papa Francesco ne ha imposto un “salto magisteriale”, collocandola nel corpo dell’ultima Enciclica. Per attuarla, rimane dirimente il dialogo tra le grandi potenze al fine di facilitare la riduzione degli arsenali nucleari e convenzionali, attenuare il rischio di conflitti – penso soprattutto alle “guerre per procura” – e predisporre le basi per un migliore utilizzo delle enormi risorse attualmente destinate a scopi militari. È prioritario, inoltre, il coinvolgimento della società civile, del settore privato, degli ambienti scientifici e delle religioni nei tavoli diplomatici.

Come convincere, però, gli Stati, a

partire dai “Grandi”, a disinvestire dalle armi?

Le guerre e la loro preparazione sono molto più costosi per gli Stati di qualunque passo in direzione della pace. Ridurre drasticamente le spese militari genererebbe enormi risparmi. L’assunto per cui spendere in armi favorirebbe la crescita è fallace. Di certo non fa aumentare l’occupazione, dato che l’industria degli armamenti è a intensità di capitale ed è altamente tecnologizzata. In tempi che si prospettano economicamente critici per tutte le nazioni, incluse le grandi potenze, diminuire i fondi per le armi per dedicarli alla ripresa è una scelta strategica.

Che ruolo può avere la Chiesa e le religioni nel promuovere questo cambio di paradigma mondiale?

Un ruolo fondamentale nel sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale. La loro voce è indispensabile per promuovere misure concrete per ridurre i rischi di conflitto ed escalation. Le Chiese, infine, possono incoraggiare ogni persona di buona volontà ad interrogarsi sulle sue scelte e sulle conseguenze che queste possono avere sulla corsa agli armamenti. Una di queste, ad esempio, riguarda la gestione dei propri risparmi: sono affidati a banche che li investono nell’industria delle armi o in progetti di sviluppo? Come Task force di sicurezza collaboriamo con campagne come

Don’t bank the bomb per aiutare persone, imprese e organizzazioni a puntare sulla seconda opzione. La pace è responsabilità di ciascuno di noi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Alessio Pecorario, officiale del dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, coordina anche la Task force di sicurezza della Commissione Covid-19

Con la vendita di armi, il dramma dei bimbi soldato.

Avvenire