L’Ia scova la patacca: il capolavoro è falso

L’opera è esposta alla National Gallery, a Londra. Attribuita a Pieter Paul Rubens è solo un’ottima imitazione. Nessun critico se n’è accorto, un software invece sì

“Sansone e Dalila” era uno dei capolavori di cui la National Gallery – a Londra, uno dei musei più importanti al mondo – andava fiera. Era… Qualche giorno fa si è capito che il dipinto è un falso. Una brutta sorpresa: non è opera di Pieter Paul Rubens, un famosissimo pittore vissuto nel Seicento, ma il frutto della maestria di un bravo – ottimo – imitatore. Il fatto è clamoroso di per sé ma c’è anche di più.

Per la prima volta a scoprire il falso non sono stati esperti d’arte bensì i computer (i loro software, per la precisione) dell’azienda svizzera Art Recognition: analizzando pezzo dopo pezzo l’opera d’arte e confrontandola con centinaia di altre tele di Rubens, hanno concluso che “Sansone e Dalila” non è opera sua.

Nessuno, nemmeno tra le persone più esperte d’arte, aveva capito prima che fosse un falso: possibile allora che ci sia riuscito un programma informatico? Be’ sì.

E non è la prima volta che il cervello di una macchina supera il nostro. Robot e computer possono essere equipaggiati con l’“intelligenza artificiale” (in breve “AI”): si tratta di particolari sistemi informatici che insegnano a una scheda elettronica a riprodurre i comportamenti tipici dell’uomo. Negli ultimi anni le macchine si sono dimostrate bravissime a imitare gli esseri umani e, così, oggi i computer addestrati riescono a risolvere problemi matematici, tradurre lingue complesse, guidare le automobili, riconoscere le facce e persino giocare a scacchi, in alcuni casi anche meglio dell’uomo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA