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Messa di Natale in anticipo, le polemiche sono ignobili

Miscredenti, atei e cattolici “da pasticceria” (Papa Francesco dixit) con codazzo di preti e vescovi hanno scatenato la guerra all’idea di anticipare di un paio d’ore a Natale la Messa di Mezzanotte. È la prova che si può abolire il Natale, ormai fatto scadente di malcostume.

L’ignoranza domina il mondo cattolico e non credente, segno che la difesa della “civiltà cristiana occidentale” con ammennicoli di contorno, come presepi, Madonne postine e vangeli non letti, ma usati come trofei da fiera, sono scuse ignobili di vuoto assoluto. Nel mondo sedicente cattolico, l’ignoranza abissale sui fatti fondativi del Cristianesimo dimostra il fallimento di una Chiesa che si è profusa in catechesi rituali, mortalmente ripetitive, per salvaguardare la casta sacerdotale, ma lasciando nell’ignoranza il popolo che tutto accetta – fino a credere agli asini volanti o che una ragazza di nome Ruby sia la nipote di Mubarak.

Occorre studio, studio, studio e serietà, competenza e ricerca, senza mai accontentarsi del sentito dire. Per risposte scientifiche, consultare Alberto Melloni, Rapporto sull’analfabetismo religioso in Italia, Il Mulino, Bologna 2014;

i tradizionalisti asseverati hanno l’opera in quattro volumi del genovese Mario Righetti, Storia Liturgica, volume II, Editrice àncora, Milano 20143, copia anastatica: al Natale dedica le pagine 65-120. Divertimento certo.

Di Gesù storico sappiamo quasi nulla. I vangeli non parlano di Gesù Bambino, ma di lui morto e risorto “sotto Ponzio Pilato”. Marco, il primo dei vangeli scritti (dopo il 70 ca. d.C.), tace del tutto e Giovanni canta il Lògos divino che pianta la tenda tra “i suoi”, legandosi al passo degli umani, misura della natura di Dio e così ponendo fine all’onnipotenza di Dio. Matteo e Luca, intorno agli anni 80 del secolo I (50 anni dopo la morte di Gesù), antepongono due capitoli al loro vangelo, molto diversi tra loro, col racconto di una nascita idealizzata. Non sono interessati alla storia, ma alla teologia, esposta con metodo “giudaico”, usando il modello di esegesi del Midràsh, mettendo a confronto passi diversi della Scrittura per modellare figure dell’Antico Testamento su Gesù, che, infatti, è presentato come nuovo Mosè, Giacobbe, Elia, Davide, ecc.

Della nascita di Gesù non sappiamo né giorno né mese né anno e tanto meno l’ora: è certo che Gesù è nato sette anni prima della data convenzionale (oggi saremmo nel 2013). Già nel sec. III Clemente Alessandrino, ironico, scriveva: coloro “che non si contentano di sapere in che anno è nato il Signore, ma con curiosità troppo spinta vanno a cercare anche il giorno” (Stromata I, 21 e 145; cf Righetti, 65).

Gesù non è nato nemmeno a Betlemme (ma lo si fa nascere lì perché è la patria di Davide e Gesù per parte di Giuseppe è della “discendenza davidica”); non si è recato in Egitto (ma lo si fa tornare da lì come le spoglie di Giuseppe, portate da Giosuè); non ha ricevuto i Magi, cui si è dato anche il nome (sic!), perché danno un tocco di maestosità: i sapienti dell’oriente vanno alla ricerca del re di Giuda, come la loro antenata regina di Saba si mosse dall’oriente per onorare Salomone. Un secolo prima di Gesù, il libro della Sapienza aveva paragonato “Donna Sapienza” con il Messia. I Magi non sono frutto di fantasia, ma strumento “antico” narrativo per dire al modo orientale l’universalità del messaggio di Gesù che attua le promesse dell’Antico Testamento

Gli anonimi autori dei vangeli non avevano interessi storici, ma volevano che gli uditori si innamorassero di Gesù e del suo messaggio, grido di liberazione degli oppressi, difesa degli ultimi, protezione delle donne (allora proprietà esclusiva maschile), dignità degli schiavi (carne da macello), garanzia dei bambini senza diritti. Gesù è un rivoluzionario e la sua nascita è narrata in forma epica per dare una cornice potente di geopolitica: una fanciulla ebrea di 13-14 anni riceve l’annuncio della nascita del Messia mentre l’imperatore Augusto afferma la sua potenza con un censimento per contare i suoi sudditi e poterli tassare.

L’opposizione radicale è tra il potere di Roma, l’onnipotenza imperiale, e una miserabile, ignota e insignificante bambina di Nàzaret nella provincia oscura della Palestina. È un intreccio teologico che cattolici e occidentali, colpevolmente, hanno trasformato in una fiaba, svilendola da saga universale di salvezza a raccontino da ninna nanna per addormentare adulti e piccini: una droga a basso costo.

Nel secolo IV, quando il Cristianesimo diventò religione dell’Impero, di fatto imposto a tutti dall’amministrazione imperiale, si stabilì la data del 25 dicembre, solstizio d’inverno, per contrastare il culto persiano del dio Mitra, da almeno tre secoli diffuso dall’esercito romano in tutto l’impero e popolarissimo tra la gente. La festa si risolveva in orge estatiche e riti misterici, cui erano ammessi solo gli iniziati. Mitra era “Sol Invictus”? Gesù doveva essere “Sol Iustitiae” e Stella che non tramonta mai (Veglia di Pasqua).

In oriente si cominciò a celebrare il 20 maggio, o il 20 aprile o il 17 novembre. La Chiesa Ortodossa, ancora oggi, non celebra il Natale, ma l’Epifania. In una bozza di calendario liturgico della Depositio Martyrum filocaliana dell’anno 354, si legge per la prima volta che “Otto giorni prima delle Kalende di gennaio si celebra la nascita di Gesù a Betlemme di Giudèa”: il 25 dicembre. Cenno non chiaro.

Stracciarsi le vesti per la “fissità” addirittura dell’orario di una festa inesistente, ma funzionale alla nuova religione imperiale per adattarsi al contesto dell’epoca, è demenziale e pure la goccia trabocchevole che dovrebbe convincere la Chiesa cattolica a ripudiare il Natale come festa cristiana rinnegata dagli stessi sedicenti cristianucci da fiera che non conoscono nemmeno la loro storia e la loro nascita. Vogliono celebrare la nascita di uno che hanno già ripudiato da tempo nella vita, calpestando il suo messaggio rivoluzionario di universalità a protezione di chi non conta per l’economia, la politica, il mercato.

Si difende un orario (Dio, se puoi perdonali, ma non esagerare!), ma si calpesta il messaggio che si chiama vangelo: che non è un ricettario di buone maniere, ma un codice rivoluzionario e sconvolgente che butta all’aria tutto per affermare che non ci può essere Natale di Gesù se non c’è Natale (non ‘pranzo di Natale’) di chi ne ha diritto per nascita, per dignità, per cittadinanza universale, per diritto divino perché povero, escluso, storpio, cieco, zoppo, schiavo, donna, bambino, prostituta e peccatore… i privilegiati, gli unici che Gesù stesso ha dichiarato “beati”, mentre a tutti gli altri chiede, ancora oggi, “conversione/metànoia” o, in subordine, li manda all’inferno senza pensarci due volte con biglietto di sola andata.

Papa Francesco, intanto, anticipa alle 19,30.

tratto da Il Fatto Quotidiano