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Prospettive teologiche: impulsi per il convegno di Verona, riflessioni della Noceti

«Il mio sogno è che non ci sia nessuna toppa nuova su vestiti vecchi. Cioè che si esca da Verona individuando alcuni strumenti, occasioni, strutture, per pensare un modello ecclesiale nuovo. Perché ho l’impressione che ci sia sempre il nodo del modello di parrocchia post-tridentina da ripensare. È un modello che regge in alcune attese e risponde ad alcuni bisogni, ma il processo di comunicazione della e nella fede e di iniziazione cristiana va ripensato e legato a un modello ecclesiale di Chiesa locale dove ci sia spazio per credenti laici adulti, liberi, consapevoli, responsabili. Uno spazio di parola autorevole, significativa, che da un lato è dotata di competenze teologiche e dall’altro di competenze culturali in senso allargato. Sogno "Bibbia e adulti" come scelta prioritaria della Chiesa italiana per i prossimi anni». (Serena Noceti) 

Chia di Soriano nel Cimino (VT) 09/10/2006 06.01 © sacerdoti lavoratori sposati - Redazione

Nei documenti, nei piani pastorali anni ’70-80 e negli orientamenti pastorali anni ’90 e di questo decennio, la categoria ecclesiologica a cui si ricorre abitualmente per definire la Chiesa è "Corpo di Cristo" o "Corpo mistico" e non la categoria preferita dal Concilio di "popolo di Dio" che torna negli orientamenti e nei piani pastorali Cei solo due volte in 40 anni. La realtà ecclesiale stessa punta di più, alla fine, sul misterico e sull’istituzionale, che non su processi partecipativi e comunicativi.

A mio parere, si arriva a Verona con due handicap significativi. Intanto ho l’impressione che ci sia una mancata assunzione di responsabilità da parte della Chiesa davanti alla situazione di debolezza, di precarietà, di insicurezza, di fatica che si è creata in Italia: si accusa, si lamentano i problemi, si fa un elenco di situazioni da denunciare dal punto di vista morale, sociale e culturale, però non c’è mai una parola di autocritica, una riflessione su cosa abbiamo fatto in questi anni, noi come Chiesa, l’istituzione più riconosciuta e considerata nel panorama italiano. Legato a questo, mi sembra che, nel momento in cui venivano a cadere elementi di speranza, come Chiesa non siamo riusciti a trovare le parole per raccontare una "storia" di speranza della quale essere partecipi e protagonisti. Ci si è fermati sulla strategia dei principi per gestire il presente e non si è avuta la capacità di offrire orizzonti di ulteriorità. Davanti al vuoto di orientamenti di fondo, non siamo riusciti a trovare le parole.

Altro handicap da sottolineare: il clima di debolezza teologica che c’è attualmente, dovuto anche a una mancanza di spazi sufficientemente liberi per la ricerca teologica. Il continuo percorrere la via dell’affermazione netta dei principi, la scelta di presentarsi come Chiesa che ha tutta una verità compiuta e organica da trasmettere, ha reso il compito teologico molto faticoso. C’è paura, si preferisce "non rischiare", "non esporsi". Non si avverte quel clima di fiducia e di volontà di trasformazione che sostiene la ricerca teologica. Si ascoltano poco i teologi non solo su questioni di morale, ma anche su questioni di organizzazione della vita ecclesiale.

Un ultimo elemento di debolezza di tutti questi convegni, in generale dei convegni ecclesiali, è che alla fine escono documenti ma non progettazioni. Dove "progettazione" significa determinare gli obiettivi essenziali per priorità a medio termine. Questo lascerebbe libertà alle Chiese locali di offrire una propria determinazione delle problematiche, ma avendo, allo stesso tempo, punti di riferimento comuni. Non si riesce a individuare quale sia il punto intorno al quale si può muovere un processo organico collettivo che possa anche prevedere una pluralità di percorsi»".

fonte: Jesus - ottobre 2006

 09/10/2006 06.01 © sacerdoti lavoratori sposati

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