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Prospettive aperte... la lettera di Mons. Milingo e le idee di alcuni preti sposati |
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Chia di Soriano nel Cimino (VT) 10/10/2006 05.04 © sacerdoti lavoratori sposati - Redazione |
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Mons. Milingo ha inviato da Washington a don Giuseppe Serrone l'ultima lettera del 7 Ottobre 2006 indirizzata a tutti i sacerdoti sposati del mondo. Dalla fondazione di Married Priests Now ha dichiarato don Serrone (il nuovo movimento internazionale dei sacerdoti sposati), avvenuta il 14 luglio 2006, la segreteria americana ha ricevuto l'attestazione di 1200 sacerdoti sposati di essere pronti a reinserirsi nel ministero attivo nella chiesa. In un recente incontro di un gruppo di preti sposati del gruppo "Ricerca e Confronti" a Sorrivoli è stato dichiarato: "Mons. Milingo ha il merito di prendere sul serio il problema e di porlo all'attenzione dell'opinione pubblica ecclesiale e civile, alla pari dei diritti civili che vengono snobbati da parte di molti uomini di chiesa. Anche noi dobbiamo trovare il nostro posto. Non siamo considerati tra “gli ultimi degli ultimi”? Quale cittadinanza ci viene riconosciuta nell’ecclesìa? Non credo che possiamo continuare ad incontrarci tra noi, piangerci addosso, condannare chi ci ha maltrattato. Perché non cercare la compagnia degli ultimi di oggi? Gruppi alternativi ed emarginati, comunità di base, divorziati, disorientati, ecc. Perché non dare una mano a chi vorrebbe incontrare il Cristo ma si trova la strada sbarrata da incoerenze, infedeltà, travisamenti? Con chi vogliamo fare chiesa? Non basta rifiutare, bisogna proporre, far emergere dal basso una chiesa diversa, un modo nuovo di essere fratelli sul serio (Marinetti). Alcuni comportamenti ipocriti durano da troppo tempo da parte dei vertici gerarchici cattolici in merito alla questione dei sacerdoti sposati che investe tutta la struttura della vita della chiesa, dai ministeri alla vita di coppia, dalla sessualità alla presenza della donna, dalla diaconia al potere...". Papa Wojtyla il giovedi santo del 2000 (giubileo) si espresse con una tesi aperta:"preghiamo anche per quei nostri confratelli che per una ragione o per un'altra hanno abbandonato l'esercizio del ministero. Mentre siamo loro vicini non possiamo dimenticare che fanno parte del presbiterio". I preti sposati si chiedono "quali sono i segni, di grazia, per i quali noi preti sposati faremmo ancora parte, com'è vero, del presbiterio di una chiesa locale? Non solo non facciamo parte di alcun presbiterio, ma siamo letteralmente cancellati da tutti gli annuari diocesani, come se non fossimo mai esistiti. Numerose associazioni nazionali e internazionali e numerosi gruppi spontanei "da sempre hanno cercato il dialogo in basso come in alto, ma in alto, e non solo in alto, si è sempre risposto con il silenzio assoluto o con il disprezzo". Molti sacerdoti sposati sono stati colpiti da una frase di Mons. Milingo relativa alle tante sofferenze patite dai preti sposati ad opera della gerarchia: "Io voglio soffrire con loro!". Un altro prete sposato ha scritto: Milingo nelle dichiarazioni rilasciate in Tv "è stato molto dolce e conciliante con un'autorità che gli ha inflitto una pena gravissima, pur con le famose lacrime di sangue nel cuore (se la smettessero con questa farisaica ipocrisia e versassero più lacrime autentiche, prima di colpire e di umiliare, tra gli altri, i preti sposati di rito latino, non sarebbe proprio male...)". Crediamo che "sia arrivato il momento di non usare sempre il fioretto e la dolcezza per affrontare la crisi di credibilità patente di un'istituzione che sta perdendo il suo legame con il vangelo di Gesù, venuto non per essere servito, ma per servire. Anche per amore nei confronti della Chiesa, si devono talvolta usare le maniere forti (ovviamente non violente), usare parole nette, lucide, per nulla diplomatiche, per amore dell'uomo e della verità".
"E' necessario fare presenti
alla chiesa e ad una società lontana dal percepirne il reale
spessore, i motivi di disagio, le attese e le speranze, nonché
l’esplicita richiesta di dialogo circa la collocazione
ministeriale dei sacerdoti sposati". Siamo compagni di
viaggio "nel cammino di liberazione della fede di ogni
credente da una cieca sterile accettazione di canoni ecclesiali,
contrassegnati dai condizionamenti culturali nei quali erano
stati prodotti"; proponiamo "la purificazione della
stessa Chiesa dall’uso di forme di coazione, non giustificate
da motivazioni apologetiche di qualsiasi genere". |
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10/10/2006 05.04 © sacerdoti lavoratori sposati |
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