Nuove regole per la finanza vaticana Fondi della Segreteria di Stato all’Apsa

Nuove regole per la finanza vaticana Fondi della Segreteria di Stato all’Apsa

Roma

Papa Francesco ha emanato ieri un nuovo motu proprio con cui stabilisce il passaggio della gestione dei fondi e dei beni immobili della Segreteria di Stato all’Amministrazione del patrimonio della Santa Sede (Apsa), presieduta dal vescovo Nunzio Galantino, e del loro controllo alla Segreteria per l’Economia, guidata da padre Juan Antonio Guerrero Alves. Convertendo in legge quanto già scritto in una lettera del 25 agosto al cardinale Pietro Parolin resa pubblica lo scorso 5 novembre.

Con queste decisioni, spiega un comunicato della Sala Stampa vaticana, il Pontefice «esprime il Suo personale impegno, e quello della Curia Romana, per una maggiore trasparenza, una più chiara separazione di funzioni, una maggiore efficacia nei controlli e un maggior adeguamento dell’economia della Santa Sede alla missione della Chiesa, in modo che il popolo di Dio che aiuta con la sua generosità a sostenere la missione del vescovo di Roma possa farlo con la fiducia che i suoi contributi siano ammi- nistrati in maniera adeguata, trasparente e con l’esercizio dei dovuti controlli».

Questo motu proprio, che «rappresenta un altro passo importante nella riforma della Curia», arriva prima del 1° gennaio, per l’implementazione nel budget del 2021. La nota della Sala Stampa puntualizza che la Commissione istituita da Francesco agli inizi di novembre per il passaggio delle funzioni economiche e finanziarie dalla Segreteria di Stato all’Apsa, per la gestione, e alla Segreteria per l’Economia, per il controllo, che ha lavorato nelle ultime settimane, continuerà a precisare alcuni dettagli tecnici fino al prossimo 4 febbraio, «come era previsto». In pratica quindi dall’inizio del 2021 «la titolarità dei fondi e dei conti bancari, degli investimenti mobiliari e immobiliari, ivi incluse le partecipazioni in società e fondi di investimento, finora intestati alla Segreteria di Stato» passa all’Apsa, «che curerà la loro gestione e amministrazione». Saranno sottoposti a un controllo ad hoc da parte della Segreteria per l’Economia, che «d’ora in avanti svolgerà anche la funzione di segreteria papale per le materie economiche e finanziarie».

La nuova legge «viene a ridurre il numero di responsabili economici nella Santa Sede e a concentrare l’amministrazione, la gestione e le decisioni economiche e finanziarie nei dicasteri rispondenti allo scopo ». Con essa il Papa «vuole procedere ad una migliore organizzazione della Curia Romana e a un funzionamento ancora più specializzato della Segreteria di Stato, la quale potrà con maggior libertà aiutare Lui ed i Suoi successori nelle questioni di maggiore rilevanza per il bene della Chiesa ». Mentre il cosiddetto Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato, dato che non avrà più da gestire o decidere su fondi ed investimenti, ridimensiona le sue funzioni.

Il motu proprio infine stabilisce un maggior controllo e una migliore visibilità dell’Obolo di San Pietro e dei fondi che procedono dalle donazioni dei fedeli. Inoltre, si rinforzano controlli specifici su alcuni Enti relazionati alla Santa Sede che gestiscono conti e fondi provenienti da donazioni.

Intervistato da VaticanNews il vescovo Galantino ha spiegato che «c’era la necessità di dare una svolta alla gestione delle finanze, dell’economia e dell’amministrazione, per incrementare trasparenza e razionalizzazione » e ha ricordato che lo scorso ottobre il Papa ha istituito la Commissione materie riservate, così «in quell’occasione è diventato evidente per tutti che non esiste più la possibilità discrezionale di apporre il segreto sulle operazioni economicofinanziarie ». Per il presidente dell’Apsa «sarebbe ipocrita» dire che la vicenda dell’immobile di Sloane Avenue a Londra, al centro dell’inchiesta della magistratura vaticana, non abbia pesato sulle decisioni prese. «Di sicuro – ha aggiunto – il Papa aveva già tracciato una strada, ma la vicenda dell’immobile londinese ha aiutato a far comprendere quali fossero i meccanismi di controllo da rafforzare. Ci ha fatto capire molte cose: non solo quanto abbiamo perso – un aspetto questo che stiamo ancora valutando – ma anche come e perché lo abbiamo perso». Il vescovo Galantino ha infine rimarcato che l’Obolo di San Pietro -tradizionalmente destinato alla carità, all’evangelizzazione, alla vita ordinaria della Chiesa e delle strutture che aiutano il Vescovo di Roma a svolgere il suo servizio – «sarà amministrato e gestito dall’Apsa e dalla Segreteria per l’Economia secondo le indicazioni dirette del Papa, come fondo distinto da altri fondi che hanno altre destinazioni».

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Una panoramica della Città del Vaticano / Ansa

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