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Ragazze in vendita dalla Cina a Matera

Solo la paura del Covid e poi il lockdown avevano bloccato l’affare della prostituzione cinese a Matera (con collegamenti in altre città). Ma con la riapertura delle attività «è ripreso alla grande, superando anche la diffidenza verso chi veniva dal Paese origine della pandemia», commentano i carabinieri della città dei Sassi.

Così ieri sono scattate le manette per due cinesi e due italiani con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione di donne cinesi. L’indagine, condotta dai carabinieri della Compagnia di Matera coordinati dalla locale Procura, ha bloccato un affare che andava avanti da almeno due anni, con collegamenti in Puglia, Lazio e Lombardia. Cinese era il promotore e organizzatore dell’affare, italiano il proprietario dell’appartamento, ora sequestrato, nel popolare quartiere di Piccianello dove si svolgeva il ‘mercato del sesso’. Italiana anche la persona che si occupava di portare cibo alle prostitute all’interno della casa e di curare i loro spostamenti, cinese, invece, chi provvedeva a pubblicizzare le prestazioni sessuali con annunci su un noto sito web di incontri, indicando un numero di utenza mobile da contattare.

Le ragazze, tra i 25 e i 30 anni, arrivavano a Matera in coppia, col trolley come normali turiste, come si vede nelle immagini registrate dai carabinieri. Ma non restavano a lungo nell’appartamento; venivano infatti sostituite con altre ragazze in media ogni due settimane. Nei mesi di indagini i carabinieri ne hanno individuate una cinquantina, che poi partivano per altre città dove, molto probabilmente, le attendeva la stessa attività.

I clienti, tutti italiani, anche provenienti da fuori Matera, pagavano 50 euro per la prestazione, una cifra molto bassa da prostituzione stradale. E infatti erano in tanti a entrare in quella casa, 30 o 40 al giorno, di età tra i 30 e i 60 anni. Clienti di due prostitute soltanto. Davvero un ricco affare – sottolinea il comandante della Compagnia di Matera, maggiore Giuseppe Ianniello – come dimostra la grande quantità di denaro trovata nell’abitazione di uno degli arrestati.

Le indagini hanno fatto emergere gravi indizi di colpevolezza anche per due donne di origine cinese, non ancora identificate: una si occupava di gestire le chiamate dei clienti e di pianificare gli incontri, mentre l’altra donna, presente nell’appartamento ma in una stanza separata, riscuoteva i soldi. Il tutto è andato avanti a lungo, alla luce del sole, finché qualche segnalazione è arrivata ai carabinieri. Nessuna collaborazione, almeno per ora, dalle ragazze; a loro andavano 20 euro a incontro, per quella vita di sfruttamento.

Avvenire