Casa e lavoro, beni primari da tutelare per tutti, ma i preti sposati ancora discriminati mentre Cardinale Zuppi dibatte con Prodi

Il Movimento Internazionale dei sacerdoti sposati commenta una notizia pubblicata su Avvenire e riportata in basso sulla Chiesa di Bologna e sul Cardinale Zuppi impegnato sul versante culturale dei dibattiti vuoti e spesso distante dalle problematiche di ci bussa alle sue porte. I preti sposati avevano chiesto aiuto per casa e lavoro ma sono stati messi nel dimenticatoio (ndr).

DI CHIARA UNGUENDOLI

Lavoro e casa, due beni essenziali e strettamente connessi, sono purtroppo i più colpiti e divenuti «a rischio» a causa della pandemia. È necessario quindi creare una precisa strategia per il «post Covid» con cui salvaguardare queste due fondamentali realtà. È stata questa l’idea al centro della convention «Bologna nel post Covid. Casa e lavoro le priorità». promossa da Acer Bologna e alla quale hanno partecipato, online, l’arcivescovo Matteo Zuppi e il professor Romano Prodi, coordinati dal presidente di Acer Bologna Alessandro Alberani. «Lavoro e casa, cioè la loro mancanza stanno creando forti tensioni, specialmente nelle periferie dove si trovano le case popolari – ha spiegato in apertura Alberani – perché la pandemia, dal punto di vista sociale oltre che sanitario, colpisce i più deboli. E se per quanto rigurda il lavoro il punto focale è la formazione, per la casa occorre investire su un numero sempre maggiore di case popolari e sulla riqualificazione di quelle esistenti: per questo il bonus del 110 per cento per le ristrutturazioni è una grande occasione, e noi di Acer stiamo per partire». Prodi da parte sua ha ricordato che «l’’ultimo piano nazionale per le case popolari risale agli anni ’50! E questo perché il problema della casa sembra secondario rispetto a scuola e sanità, ma non è vero. Io a suo tempo ho posto il problema alla Commissione europea, indicando come soluzione il “social housing”. Il Covid ci ha fatto capire che sono necessarie unità abitative adatte alle nuove esigenze: ad esempio, visto il forte numero di anziani,. prive di barriere architettoniche. E sono tutti problemi che occorre affrontare a livello europeo».

L’arcivescovo Zuppi ha sottolineato il fatto che «solo insieme possiamo riuscire ad affrontare la crisi» e ha citato come esempio la felice esperienza di «Insieme per il lavoro», il progetto messo in campo da Chiesa di Bologna, Comune e Città metropolita per far trovare lavoro alle persone più fragili e aiutare a ritrovarlo quelle che lo hanno perso. «Per quanto riguarda la casa – ha proseguito Zuppi – è fondamentale tenere conto del numero sempre più alto di anziani: per loro è necessario puntare sul “co-housing” perché non siano soli (esemplare in proposito è l’esperienza del Villaggio della Speranza di Villa Pallavicini). Poi occorre cercare di far stare anziani nella propria casa, ma dando loro servizi adeguati, come nelle Case riposo. Per questo occorre investire in “reti” e assistenza domiciliare». «È indispensabile – ha concluso l’Arcivescovo -che la Caritas paghi bollette e affitti, ma il Papa ci ricorda che il vero aiuto per chi è in difficoltà è dargli lavoro. Per questo occorre pensarsi in termini di fraternità, dando a tutti ciò che necessario per la vita».

Un dibattito tra Prodi e Zuppi, moderato da Alberani, ha posto al centro i due elementi principali, oltre alla salute, che la pandemia ha messo in pericolo

Panoramica della periferia di Bologna