Coronavirus: l’epidemia. Mai così tanti morti: 993 in 24 ore

Record di decessi dall’inizio della pandemia: il dato nell’ultima settimana è aumentato quasi del 10% Stabile il rapporto test/positivi, ma il numero di casi resta alto: 23.225. «Contagiato un italiano su 36»

il giorno più nero. Quello del lutto inaudito, che va ben oltre i numeri freddi del Bollettino quotidiano del ministero della Salute e lascia l’intero Paese senza fiato: ieri 993 persone sono morte a causa del Covid. Significa che 993 famiglie italiane, a un passo dal Natale, sono in pezzi: strette tra il dolore per la perdita di un caro e l’impotenza per non averlo potuto stringere l’ultima volta, o rivedere. Con le 684 di mercoledì, le 785 di martedì, le 672 di lunedì, fanno oltre 3mila famiglie in una settimana: a guardare quelle precedenti, la conta diventa drammatica, fino ad arrivare a 58mi-È la. «Numeri che non dimenticheremo, che non dobbiamo dimenticare» è l’appello del commissario Domenico Arcuri a sera, nel suo tradizionale punto stampa del giovedì.

In molti avevano previsto la seconda ondata dell’epidemia, nessuno avrebbe mai scommesso su un’impennata così tragica dei decessi: e invece eccoli qui. Per osservare numeri simili, occorre tornare indietro al 27 marzo, quando i morti furono 969. Il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe pubblicato ieri mattina, d’altronde, segnala un solo dato in aumento nella settimana dal 25 novembre al primo dicembre: quello dei decessi. Sono stati 5.055 rispetto ai 4.842 di quella precedente, con un incremento del 9,9%. E non è finita, l’andamento della curva ce l’ha insegnato proprio a primavera: la mortalità segue di 14 giorni quella dei contagi (due settimane fa infatti registravamo quasi 37mila nuovi casi in un giorno), le persone mostrano i primi sintomi dopo circa 5/7 giorni, e se sono così gravi da richiedere un ricovero è mediamente dopo 7 giorni da quest’ultimo che si muore. Così, in questa catena quasi matematica di eventi, si gioca anche quel che accadrà nelle prossime settimane: più riusciremo a ridurre i nuovi contagi, più – lentamente – anche la curva dei decessi tornerà a congelarsi.

E qui si pone un secondo problema. Perché il Bollettino di ieri, al netto dei decessi, fa registrare sì un nuovo calo generalizzato di tutti i parametri, ma non abbastanza pronunciato. Sono ancora oltre 23mila i casi di coronavirus in 24 ore, anche se a fronte di quasi 230mila tamponi (con un rapporto test/ positivi stabile al 10%): tanti, troppi per mettersi alle spalle l’emergenza, «con un italiano su 36 – fa i conti sempre Arcuri, a partire dal milione e 700mila di casi totali – che è stato contagiato». E tante sono ancora anche le persone ricoverate: 31.772 nei reparti ordinari (seppur in costante calo, ormai da una settimana), 3.597 in terapia intensiva. Su quest’ultimo dato, nei prossimi giorni potranno essere fatti finalmente calcoli più precisi: da ieri, infatti, il ministero conteggia nel Bollettino anche il numero dei nuovi ingressi giornalieri in rianimazione, al netto del saldo ingressi-uscite. Un punto sui cui gli statistici di mezzo Paese avevano insistito negli ultimi mesi: è soltanto sapendo quante nuove persone effettivamente si aggravano ogni giorno che si può anche interpretare l’andamento dell’epidemia in maniera oggettiva. Ieri sono state 217: il numero più alto in Puglia (33), seguita da Lombardia (32) e Veneto (30). E proprio la situazione del Veneto continua a destare preoccupazione: la regione, attualmente in fascia gialla, ha registrato quasi lo stesso numero di contagi della Lombardia (3.581 contro i 3.751 della seconda), ma a fronte di un numero meno consistente di tamponi (21.636, e tra l’altro il Veneto nel conteggio inserisce anche quelli rapidi), per un rapporto test/positivi al 16,5%. La Lombardia, che resta sempre la regione con più casi, è invece in linea per quanto riguarda questo valore con la media nazionale (10%), ma ieri ha registrato anche il picco più consistente di vittime: ben 347, un terzo di quelle di tutto il Paese. Oggi l’atteso monitoraggio sull’Rt nazionale, che secondo quanto anticipato ieri sera dal ministro Speranza dovrebbe essere tornato sotto l’1.

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