Giuseppe Ciani, il monsignore ribelle sospeso a divinis per aver criticato il potere temporale dei Papi

Giuseppe Ciani nasce a Domegge di Cadore nel 1793; dopo il seminario a Udine nel 1827 viene chiamato dal vescovo di Ceneda e diventa parroco a Vidor dal 1835 al 1841, anno nel quale nel quale è nominato canonico della cattedrale di Ceneda e professore di teologia al Seminario.

Accanto a una meticolosa attività di storico, che lo porterà a pubblicare la prima e fino ad oggi unica “Storia del popolo cadorino” stampata in due volumi, convive uno spirito critico e indipendente. Fu tra i pochi religiosi a esprimere la sua contrarietà al potere temporale del Papa.

Ricordiamo che negli anni Cinquanta dell’Ottocento lo Stato Pontificio, di cui Papa Pio IX era il re e Roma la capitale, comprendeva l’attuale Lazio, l’Umbria, le Marche, la Romagna e la provincia di Bologna. In questo clima storico procede l’unificazione del Regno d’Italia voluta dai Savoia e i vescovi italiani scrivono a tutti i sacerdoti per verificare il grado di consenso sul potere temporale del Papa.

Ciani sarà tra i pochi a esprimersi in senso contrario nonostante le pressioni dei suoi superiori. Una posizione “eretica” che gli costerà, nel 1865, la sospensione a divinis.

Le cose cambieranno con l’annessione del Veneto all’Italia: la sospensione sarà annullata, ma monsignor Ciani verrà ugualmente richiamato per il peccato di superbia: aveva infatti scritto – a proposito delle sue posizioni atemporaliste – che nulla e nessuno avrebbe potuto fargli cambiare idea.

Ai suoi funerali nel 1867 una folla immensa testimonierà del suo coraggio e del suo valore morale.

Dopo di lui il Risorgimento vedrà la presa di Roma con la breccia di Porta Pia il 20 settembre 1870, il Novecento i Patti Lateranensi del 1929, che sancirono la fine del potere temporale della Chiesa.

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