Il teologo favorevole ai preti sposati. In ricordo di Bernard Sesboüé

Al ricordo firmato da F. Strazzari sul teologo Bernard Sesboüé, morto il 22 settembre, possiamo aggiungere due citazioni su altrettante figure centrali della vita ecclesiale: i laici e il clero. A vent’anni dall’uscita del volume N’ayez pas peur (Non abbiate paura) in un’intervista a SettimanaNews nel 2016 (qui) affermava la piena pertinenza della valorizzazione laicale espressa nel volume. Un successivo e restrittivo documento interdicasteriale veniva così evocato: «Sottolineavo il tono di severità molto sconfortante, volto a scoraggiare la loro (dei laici) generosità, che cercava sinceramente di rendere un servizio alla Chiesa, e l’illusione di un documento che domandava di agire come se la partecipazione dei laici al ministero ordinato fosse una parentesi che bisognava chiudere al più presto possibile».

Sulla figura del prete apriva lo spazio per i viri probati: «Era mia convinzione che, per favorire questo cambiamento di disciplina e per mantenere l’esistenza di un corpo presbiterale sempre celibatario, bisognava aprire con prudenza, in alcune parti favorevoli e con una certa lentezza e non in una maniera universale e astratta. Bisognava verificare che le relazioni tra preti celibi e prati sposati potessero instaurarsi in maniera favorevole. Intravedevo una prima tappa di transizione. Era possibile vent’anni fa, lo diventa sempre meno oggi. Eppure la necessità è la stessa».

Bernard Sesboüé era nato nel 1929, a una ventina di chilometri dalla nota abbazia benedettina di Solesmes da una famiglia molto legata al cattolicesimo. Consegue il baccellierato al liceo Notre-Dame-de-Sainte-Croix di Le Mans e poi la licenza in lettere classiche alla Sorbona.

Nel 1948 entra nella Compagnia di Gesù nel noviziato di Laval. Riceve l’ordinazione sacerdotale nel settembre 1960 a Saint-Leu-d’Esserent dal card. Maurice Feltin, arcivescovo di Parigi.

Trascorre un anno a Paray-le-Monial e poi parte per Roma nel 1962, quando si apre il concilio Vaticano II, per preparare la tesi di dottorato su Basilio di Cesarea. Incontra i grandi teologi del tempo, presenti a Roma per seguire i lavori conciliari: da Rahner a Ratzinger, da Küng a De Lubac, da Chenu a Congar, e si appassiona allo studio dei Padri sia greci sia latini.

Nel 1964 insegna patristica e dogmatica alla Facoltà dei gesuiti alla Fourvière (Lione). Diventa poi professore al Centro Sèvres dei gesuiti di Parigi dal 1974 al 2006. Fa parte della Commissione teologica internazionale dal 1981 al 1986.

Esperto di ecumenismo, dal 1967 al 2007 partecipa al Gruppo cattolico- protestante di Dombes, abbazia trappista a nord-est di Lione, di cui diventa co-presidente. È stato consultore del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani.

Nel 2011 ha ricevuto il premio “Cardinal Grente” dell’Accademia francese per l’insieme delle sue opere, che sono davvero tante a partire dal 1975: L’Evangile dans l’Eglise. La tradition vivante de la foi. Sono quasi una quarantina e toccano le questioni più importanti della teologia dogmatica, patristica, ecumenica.

Nel 1988 viene pubblicato il libro Réconciliés avec le Christ e nel 1990 Pour une théologie oecuménique: Eglise et sacraments: Eucharistie et ministères, la Vierge Marie.

Di notevole rilievo è l’Histoire des dogmes (1994-1996), cui segue la pubblicazione di N’ayez pas peur: régards sur l’Eglise et les ministères aujourd’hui, che apre ampie discussioni all’interno del mondo cattolico. Nel 1999 esce Croire, Invitation à la foi catholique por les femmes et les hommes du XXI siècle.

Il suo grande ispiratore, il noto teologo tedesco gesuita della Selva Nera, Karl Rahner, viene studiato con acume e profondità come si vede dalla pubblicazione nel 2001.

La théologie au XX siècle et l’avenir de la foi esce nel 2007: impressionante la vastità della conoscenza teologica di Bernard Sesboüé che, nel 2013, affronta lo spinoso e controverso problema dell’infallibilità della Chiesa: Histoire et théologie de l’infallibilité de l’Eglise (2013).

Il teologo, seguendo la spiritualità dei gesuiti, è un appassionato della figura di Gesù Cristo e si oppone a quella ondata denigratoria che ne fa uno stravagante personaggio. Così nel 2006 esce con Le Da Vinci Code expliqué à ses lecteurs. Illuminante e affascinante nel contempo Jésus, voici l’homme del 2016.

Nel 2017 entra nelle celebrazioni per i 500 anni della Riforma di Lutero con La questione delle indulgenze. Una proposta alla Chiesa cattolica. (EDB).

Bernard Sesboüé era di una semplicità disarmante. Studioso severo e meticoloso, amava conversare con chiunque con stima e affetto, toccando temi che ancora lo appassionavano. Certo, desiderava una Chiesa più sinodale e ministeriale nella scia del nuovo corso di papa Francesco, verso il quale aveva grande simpatia. Ecumenicamente molto attivo, mi confessava, camminando per le vie di Parigi, che era giunto il tempo della primavera, dopo un freddo inverno.

È stato uno dei grandi teologi “conciliari”, ritenuto dallo stesso Congar una delle voci teologiche più eloquenti.

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