Coronavirus. Una pillola anti-Covid fa sperare per la cura

Dagli Usa la sperimentazione di una nuova pillola antivirale: riduce del 50% il rischio di morte
Una pillola anti-Covid fa sperare per la cura
Avvenire

La situazione epidemiologica del Covid-19 continua a migliorare, e l’Italia resta quasi tutta bianca: solo la Sicilia dovrà attendere che i parametri positivi vengano confermati per 14 giorni. Il presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss) Silvio Brusaferro conferma che la curva dei contagi è in calo in tutto il Paese e in tutte le fasce d’età. Il direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza, ha commentato che la situazione appare positiva grazie ai vaccini e ai comportamenti prudenti che sono stati mantenuti dai cittadini.

Nuove speranze per la cura del Covid-19 arrivano dagli Stati Uniti, dove l’azienda farmaceutica Merck (Msd fuori dagli Stati Uniti) ha reso noto i dati positivi della sua sperimentazione di un farmaco contro il virus. «I dati sembrano promettenti », ha commentato Rezza. Il farmaco sperimentale molnupi-ravir, prodotto da Msd e Ridgeback, ha mostrato di ridurre di circa il 50% rispetto al placebo il rischio di ospedalizzazione o morte in pazienti con Covid-19 in forma lieve o moderata. Lo ha reso noto un comunicato delle aziende: i risultati di una interim analysisè stato ospedalizzato o è deceduto il 7,3% dei pazienti che avevano ricevuto il farmaco rispetto al 14,1% di coloro che erano stati trattati con placebo. Msd (il cui titolo ieri è cresciuto del 12% a Wall Street) intende quindi chiedere l’autorizzazione all’uso per emergenza negli Stati Uniti nel più breve tempo possibile.

«I risultati sembrano promettenti – ha commentato Gianni Rezza –, dobbiamo vederli per valutarli con attenzione. È chiaro che abbiamo bisogno anche di antivirali. Abbiamo vaccini e anticorpi monoclonali, mancano ancora farmaci antivirali, ce ne sono allo studio diversi in fase tre». E il direttore dell’Istituto di genetica molecolare del Cnr di Pavia, Giovanni Maga, ha detto che «potrebbe davvero rappresentare un punto di svolta nella lotta al Covid». «Finalmente avremo delle cure domiciliari», aggiunge il virologo dell’Università Vita- Salute, Roberto Burioni. Nel consueto appuntamento settimanale, il presidente Brusaferro ha illustrato i dati del monitoraggio, sottolineando che in Europa l’Italia è tra i Paesi con la curva più contenuta per quel che riguarda la circolazione del virus «grazie alla campagna vaccinale e alle misure adottate».

L’incidenza settimanale a livello nazionale è di 37 casi per 100mila abitanti, l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 0,83 (quindi sotto la soglie epidemica) stabile rispetto alla settimana precedente. In lieve calo l’indice di trasmissibilità basato su ricoveri ospedalieri. Solo il Lazio viene classificato a rischio moderato, le altre Regioni sono a rischio basso; un’allerta di resilienza segnalata nella Provincia di Bolzano. Nell’ultima settimana «l’età media dei nuovi casi è di 38 anni – ha proseguito Brusaferro – e continua il decremento dell’incidenza nelle fasce sopra i 20 anni mentre rimane stabile l’incidenza dei casi sotto i 12 anni. Sostanzialmente quella dell’età pediatrica è una situazione stabile».

Per quel che riguarda i ricoveri, l’età mediana è 62 anni, per le terapie intensive è 65 e l’età media dei decessi è 79 anni. Tra le varianti, secondo l’ultimo bollettino dell’Iss, la Delta ha ormai raggiunto la prevalenza quasi assoluta (98,4%) su un totale di 8.596 tamponi genotipizzati/ sequenziati, mentre la Mu non è stata registrata nei sequenziamenti effettuati negli ultimi 45 giorni. La variante Alfa è ora allo 0,1%.