Preti sposati? Nuove vie a servizio del Vangelo e della comunità

Era il lontano 1971 e Joseph Ratzinger, allora docente di Dogmatica all’Università di  Ratisbona, pubblicò un piccolo libretto di 120 pagine, edito in Italia da Queriniana, dal titolo: “Fede e futuro”. Pochi capitoli per presentare in modo rigoroso ed essenziale la vicenda cristiana e immaginare il futuro della Chiesa nel mondo contemporaneo.
Verso la fine del volumetto, il raffinato teologo tedesco previde che un giorno non troppo lontano si sarebbe arrivati – per necessità e restando vigente la norma del celibato – “all’ordinazione di ‘cristiani provati’ (viri probati) che esercitano una professione: in molte delle comunità più piccole e in gruppi sociali omogenei la cura d’anime sarà normalmente esercitata in questo modo; ma accanto a queste forme sarà indispensabile la figura principale del prete, che esercita il ministero come lo ha fatto finora”.
Nel 2009 Ratzinger, da quattro anni sul soglio pontificio, decise di accettare che venissero riordinati con il rito cattolico sacerdoti sposati provenienti da comunità anglicane. Preparò una costituzione apostolica – Anglicanorum coetibus – che permise di accogliere nella Chiesa cattolica “gruppi di anglicani”.
Quel documento stabiliva che, in deroga alla legge attuale – come è definita nel canone 277: “I chierici sono vincolati al celibato”, – gli “ordinariati personali” anglicano-cattolici potranno chiedere al Papa “caso per caso” di poter ordinare preti “anche uomini sposati”. Non solo dunque è previsto – come già avvenuto più volte lungo gli ultimi decenni – che vengano ammessi al sacerdozio della Chiesa Cattolica gli attuali preti anglicani sposati, ma che preti sposati vi siano anche in futuro “secondo criteri oggettivi approvati dalla Santa Sede”. Le “Norme complementari” pubblicate insieme alla Costituzione specificano che tali criteri avranno di mira “le necessità dell’ordinariato”. Vale a dire che l’autorizzazione verrà data quando l’ordinazione di un uomo sposato risulti necessaria per garantire la celebrazione dell’Eucarestia a una comunità che non possa essere servita altrimenti.

Mi piacerebbe che, al di là dell’inevitabile dialettica, ci si interroghi su verso quale idea di Chiesa si sta camminando. Una riflessione che metta al centro la comunità cristiana nel suo insieme

Mettiamoci in ascolto dello Spirito

tratto da un articolo di Daniele Rocchetti / Acli

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