Siamo “condannati” a camminare sempre su un doppio binario: da una parte il carattere persino inconsapevole della testimonianza, dall’altra il richiamo al nome di Gesù; in mezzo c’è la varietà delle forme, suggerita dalla fantasia dello Spirito Santo

«Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite…» L’episodio, in un certo senso, si spiega da solo. Non meraviglia che il nome di Gesù sia efficace per sconfiggere il male. Conta piuttosto un dettaglio: che ci sia uno, non meglio identificato, che è venuto a contatto con Gesù, ha creduto in lui e poi se n’è andato per la sua strada.

Null’altro sappiamo di questo credente in libera uscita. Possiamo congetturare che si sia dato da solo una missione: ha mollato tutto e si è fatto annunciatore del Regno già presente. Oppure semplicemente è tornato alla sua vita di prima, un lavoro? una famiglia? con l’importante novità che, quando si presenta la necessità, compie qualche miracolo nel nome di Gesù. Nel primo caso dovremmo parlare del prototipo di battitore libero ecclesiale; nel secondo caso è il prototipo di noi laici. Sicuramente non fa parte dell’organigramma tradizionale, infatti Marco scrive “non ci seguiva”. L’organigramma tradizionale assomiglia parecchio ad una truppa con rapporti gerarchici ben definiti. Tradizionale qui vuol dire “nella percezione comune”: una percezione approssimativa, non quella del catechismo e dei teologi.

Il nostro anonimo operatore di esorcismi, dunque, è fuori dall’organigramma. Non segue le direttive dei Dodici, ma opera facendo appello all’autorità del Signore. E Gesù gli dà ragione. La causa del Regno è eccedente rispetto alle strutture visibili, gli schieramenti irreggimentati, non sopporta di essere costretta nei rapporti vincolati gerarchicamente.

Abbiamo un’anticipazione di questo tema nella prima lettura. Lo Spirito viene tolto da Mosè (oggi diremmo: Mosè lo condivide) e trasmesso, una tantum, a settanta anziani opportunamente scelti. Due dei prescelti, Eldad e Medad, non seguono le istruzioni come gli altri sessantotto, comunque ricevono lo Spirito ed iniziano a profetizzare. Allora, come sempre, si trova sempre qualcuno “più realista del re”, che vorrebbe troncare e punire questa manifestazione esuberante dello Spirito. E arriva la celebre risposta: «Fossero tutti profeti nel popolo del Signore… »

Noi oggi, in teoria, sappiamo bene che ogni battezzato viene incorporato a Cristo e dunque partecipa della sua missione sacerdotale, profetica e regale. Oltre il perimetro segnato dal battesimo, San Paolo insegna che ogni cosa è stata creata per mezzo di lui ed in vista di lui (Col 1,16); e questo giustifica la ricerca dei semi del Verbo anche fuori dall’orto. Ma tutto questo rimane in teoria; in pratica anche noi siamo abituati a pensare, come Giosuè e come i Dodici, che la missione sacerdotale, profetica e regale si inscriva entro forme visibilmente riconoscibili e strutturate gerarchicamente. Dunque desta sorpresa sentir dire che, nel cammino sinodale, “è importante ascoltare anche quelli che non vengono in chiesa, almeno non vengono spesso”, addirittura quelli che non ci vengono proprio. Per evidenziare che “lo Spirito Santo nella sua libertà non conosce confini, e non si lascia nemmeno limitare dalle appartenenze”, nell’ultimo discorso alla Diocesi di Roma, il Papa ha dovuto ricordato che anche un’asina può diventare profetessa di Dio.

Tornando al “credente a piede libero” di cui parla il brano odierno, preso atto che viene legittimata la più grande libertà nel vivere la fede, rispetto alle organizzazioni visibili, dobbiamo anche notare che viene evidenziato anche il più forte dei vincoli: operare nel Suo nome. Il concetto viene ribadito nel versetto successivo: anche offrire un bicchiere d’acqua è un gesto che fa progredire l’umanità verso il Regno, ma è un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo. Siamo, dunque, “condannati” a dover camminare sempre su questo doppio binario: il carattere persino inconsapevole della testimonianza (come in Mt 25), dall’altra il richiamo al nome di Gesù; in mezzo c’è la varietà delle forme, suggerita dalla fantasia dello Spirito Santo.

Non si possono passare sotto silenzio gli ultimi versetti, quelli sullo scandalo a danno dei più piccoli, piccoli non solo in senso anagrafico. Sono diversi anni che questo tema è di penosa attualità, in Italia come nel resto del mondo. E non basta vigilare; il linguaggio figurato del vangelo ci ricorda quanto può essere costosa e dolorosa l’operazione di pulizia. Operazione costosa, dolorosa ed io mi permetto di aggiungere faticosa: camminare verso il regno, in purezza, ma senza epurazioni.

vinonuovo