Apriamo uno spiraglio al nostro futuro

“Anche oggi, Signore, io vedo guerra e stragi intorno a me; vedo profughi vaganti e bambini ansimanti. E intanto troppa gente si bea degli agi: disuguaglianza atroce, e ingiusta, che fa la nostra terra così angusta.

Se non a te, a chi dirò la mia disperazione fosca? Non vedo tregua a quei lamenti, non vedo fine a tutti quei tormenti: dal web alla tv, dai social ai giornali, è un diluvio di eventi oscuri e sconvolgenti.

E’ questa, Signore, la bestia umana che da sempre siamo? Perché gustiamo il male che facciamo e il dolore che diamo? Perché d’odio in ogni istante s’insozziamo?

Rassegnazione e assuefazione alla ferocia primordiale: l’obiezione è totale, il mio sgomento abissale. Questa la storia molesta, la realtà funesta fin dal primo giorno il disamore l’anima ci appesta.

Si fa fatica perfino a respirare. Le foreste scompaiono bruciate, l’aria ci muore nella gola, la natura è abbandonata alla nostra furia suicida e smisurata.

Il deserto avanza e intona la sua macabra danza; i campi un tempo generosi sono da tempo aridi e fumosi, ne abbiamo fatto dei cimiteri spaventosi.

Ma dove stiamo andando? Misuriamo il nostro vantaggio col prodotto interno lordo: intanto muore il faggio, la pace è sempre più un miraggio e il ricco ingordo pensa all’oggi perché al domani è sordo.

L’acqua avveleniamo e l’aria neghiamo a chi meschino verrà dopo di noi: gli prepariamo un destino angusto rubandogli il futuro. Ci gonfiamo l’intestino e uccidiamo il nostro bambino.

Ormai stranieri a questa terra mentre la morte già ci afferra, con la speranza del domani anche la nostra casa abbiamo rasa.

Ma noi andiamo avanti, col carpentiere sovversivo lavoriamo e combattiamo! Salviamo il salvabile di questo mondo così fragile, di questo tempo così labile e incerto perché il mondo sia domani un nuovo concerto.

Avanti, non cediamo! Uno spiraglio al futuro ancora apriamo. Basta che amiamo e combattiamo: sappiamo quel che facciamo”.

GILBERTO SQUIZZATO, Sussurri e grida, Salmi laici e cristiani per il nostro tempo, n. 120 pag. 270

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