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Rianimazioni, «posti dopati» La denuncia dei sindacati

Posti letto in terapia intensiva aumentati a dismisura sulla carta, solo per far abbassare la percentuale di saturazione nelle terapie intensive.

Obiettivo: allontanare drastiche misure sociali ed economiche. È la pesante denuncia del sindacato dei medici Anaao Assomed, secondo cui in 15 regioni è stato superato il limite di sicurezza del 30% a fronte di una carenza di oltre 3mila anestesisti. Le perplessità nascono dai posti letto di terapia intensiva riportati periodicamente sul sito dell’Agenas in base ai dati del ministero della Salute.

«Per alcune regioni – si sottolinea – sono addirittura superiori a quelli indicati dal DL Rilancio nel maggio 2020. Questi numeri appaiono poco credibili per due ragioni: mancano medici rianimatori su tutto il territorio nazionale e mancano gli spazi fisici necessari per implementarli all’interno dei nosocomi». In particolare lo studio punta il dito contro il Veneto: secondo l’Anaao si ha il sospetto che i posti letto siano stati «dopati» per rimanere in zona gialla. Al 4 dicembre sono stati dichiarati, infatti, 1.000 posti letto di terapia intensiva, (+513 rispetto al 2018, +105%), un numero talmente elevato in rapporto alla popolazione da essere poco credibile. Per l’Anaao i conti non tornano nemmeno in Sicilia: i numeri forniti dall’Agenas non collimano con la conta dei letti di terapia intensiva realmente attivi negli ospedali.

Infine, il caso Campania, unica regione in negativo: i posti letto di terapia intensiva dichiarati al 2018 (506) e al 2020 pre-pandemia (solo 335) sono diminuiti di ben 171 unità.